scienza e beni culturali

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la ricerca sarà effettuata sul sito di Arcadia Ricerche, editore del libro degli Atti del Convegno

Con il patrocinio di:







Con la collaborazione di:









Ass. Restauratori d'Italia
sede locale Südtirol

Organizzazione:

Ass. Scienza e Beni Culturali

Da segnalare:




 




LA QUALITA' DELL'INTERVENTO SUI BENI CULTURALI
ATTUALITA', PROBLEMI E PROSPETTIVE

XXXVII° Convegno Scienza e Beni Culturali

Bressanone, 5 - 7  luglio 2022

Programma definitivo Prima Circolare (pdf) Modalità stesura articolo


  RICONOSCIMENTO CREDITI FORMATIVI

Grazie ad un accordo con l’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bolzano il convegno ha ottenuto il riconoscimento di Crediti Formativi Professionali I crediti saranno riconosciuti nella seguente misura:

  • n° 8 crediti per l’iscrizione a singola giornata
  • n° 20 crediti per l’iscrizione alle tre giornate di convegno


L’Associazione Scienza e Beni Culturali, riprendendo la usuale cadenza annuale propone, a partire dagli esiti della Giornata di Studi svoltasi a Palazzo Ducale lo scorso 2 dicembre 2021 in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, di affrontare per il prossimo Convegno annuale il tema

La qualità dell’intervento sui Beni Culturali: attualità, problemi e prospettive

L’incontro si svolgerà nuovamente nella tradizionale sede della Casa dello Studente a Bressanone nel periodo 5-7 luglio 2022.                                                                       

Ferma restando la centralità delle tematiche relative alla “qualità” degli interventi sul patrimonio culturale e la più recente estensione ad aspetti e considerazioni di carattere paesaggistico, ambientale, sociale ed economico, già messi in evidenza nella Prima Circolare, richiamato il documento di ICOMOS sugli European Quality Principles (2018), la Convenzione di Faro sul Valore del Patrimonio Culturale per la Società (2005) e le raccomandazioni UNESCO sul Paesaggio Storico Urbano (2011), si sollecitano i partecipanti a riflettere sulle tematiche che maggiormente incidono sulla qualità dell'intervento e a condividere in merito esperienze significative, declinando nuovamente il tema in La qualità dell'intervento e la norma e La qualità dell'intervento: l'innovazione e le competenze, in modo aggiornato e integrato alla luce di quanto emerso nella Giornata di Studi.

Gli esiti della Giornata di Studi, in cui sono stati individuati e messi a fuoco alcuni dei temi relativi alla qualità dell'intervento di conservazione e restauro sul patrimonio costruito, saranno pubblicati on-line completi degli extended abstract pervenuti e di una sintesi dei contenuti dei due workshop.

L'auspicio è che il Convegno confermi e avvalori l'opportunità e i benefici di un confronto multidisciplinare fra le diverse anime che compongono il mosaico delle competenze del progetto e dell’intervento di restauro, consentendo lo scambio tra il mondo della formazione, della ricerca, degli enti di tutela, dei professionisti e in generale del mondo dei cosiddetti Heritage Scientist, che si occupano della conservazione e del restauro del patrimonio culturale e che, da diversi punti di vista e ruoli, concorrono a definirne la qualità dell'intervento.

Di seguito si riportano gli orientamenti per la stesura dei contributi, per le due tematiche e con diverse opzioni di sviluppo, dai quali si attendono soprattutto riferimenti a casi di studio ed esempi concreti.

 

La qualità dell'intervento e la norma

La Giornata di Studi svolta ha confermato l'incidenza significativa della norma nel raggiungimento degli obiettivi di qualità dell'intervento di conservazione e restauro dei beni culturali.

Per quanto concerne gli interventi su beni pubblici si evidenziano le note criticità sulle procedure, riconducibili sia al Codice dei Contratti Pubblici sia al D.M. MiC 154/2017 - Regolamento sugli appalti pubblici di lavori riguardanti i beni culturali tutelati - quest'ultimo di specifica definizione sia dei documenti da redigere nei diversi livelli di progettazione sia dei compiti della figura del Restauratore di Beni Culturali, ai sensi dell'art. 29 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, anche con riferimento all'introduzione dell’elenco Restauratori di Beni Culturali e della scheda tecnica dell'intervento. Viene auspicata una semplificazione delle procedure, anche per evitare ritardi nella filiera di spesa e di intervento, per tutti i finanziamenti pubblici, in particolare per le opere più urgenti, ad esempio quelle legate alla gestione dell'emergenza e alla ricostruzione a seguito di eventi calamitosi.

 

Con riferimento al processo di profondo cambiamento della Pubblica Amministrazione, nel verso della digitalizzazione, si auspica che ciò avvenga in modo trasparente e celere, migliorando le relazioni con tutti gli interlocutori del processo, e potenziando e “ringiovanendo” il corpo di funzionari e degli addetti.

Benché ne sia ormai acquisita l'importanza per la correttezza metodologica che porta alla definizione dell'intervento, la fase della conoscenza è spesso circoscritta e non approfondita, o al contrario troppo generale, suggerendo la definizione e l'introduzione di elementi di standardizzazione e normalizzazione.

Tra gli argomenti di maggiore attualità vi è il tema della normativa sui bonus fiscali e sugli incentivi statali, proposti a supporto dell'intera filiera edilizia, ma di fatto non sufficientemente attenti e specifici rispetto alle esigenze del patrimonio costruito storico, sia in termini di aspetto (bonus facciate) che di efficientamento energetico (ecobonus). L'avvio dello studio degli effetti potrebbe consentire dei primi bilanci e indirizzare prossimi eventuali provvedimenti governativi di questa natura.

Una certa attenzione riguarda la genesi e l'applicazione di normative urbanistiche e di settore, di rilevante incidenza nel governo dei processi trasformativi in rapporto al costruito storico e alla sua conservazione, anche ai fini di re-immetterlo nello stock edilizio se in disuso, in coerenza con le politiche di riduzione del consumo di suolo. Tali normative sono spesso basate su criteri tipologici e su una limitata analisi delle modalità costruttive dell'edilizia storica.

Il tema potrà essere così sviluppato:

- le criticità riscontrabili nel quadro normativo attuale e nei sistemi organizzativi dei soggetti preposti alla realizzazione dell’intervento di restauro e conservazione, sia in ambito dei Contratti Pubblici che in ambito privato, e le proposte di circostanziate soluzioni o rimedi;

-  la regolamentazione della figura del Restauratore di Beni Culturali ai sensi dell'art. 29 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, anche con riferimento all'introduzione dell’elenco Restauratori di Beni Culturali e della scheda tecnica dell'intervento;

- la semplificazione delle procedure per tutti i finanziamenti pubblici, in particolare per le opere più urgenti e le modalità con cui avviene il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione;

- la fase di conoscenza preliminare, spesso circoscritta e non approfondita, o al contrario troppo generale, suggerendo la definizione e l'introduzione di elementi di standardizzazione;

- primi bilanci e osservazioni su bonus fiscali e incentivi statali, spesso inadeguati sia come strumenti che come finalità rispetto alle esigenze del patrimonio costruito storico;

- le normative urbanistiche e di settore, di rilevante incidenza nel governo dei processi trasformativi in rapporto al costruito storico e alla sua conservazione, fermo restando gli obiettivi di riduzione del consumo di suolo.

La qualità dell'intervento: l'innovazione e le competenze

Benché appaia ormai condiviso il carattere di multidisciplinarietà e multipolarità del processo del restauro, la pratica mostra che tali condizioni operative non trovano sempre una concretizzazione efficace, e che c'è ancora poca comunicazione e coordinamento tra i diversi attori del processo, per varie ragioni interne alla filiera, spesso favorite da indefinitezza e aleatorietà delle norme che regolano le competenze. Sarebbe utile conoscere le esperienze positive di stretto ed effettivo rapporto fra esecutori materiali dell'intervento, progettisti, università, organismi di tutela, enti di ricerca, ovvero quell'insieme di figure che dalla letteratura recente assumono l'indicazione di Cultural Heritage Scientists, non ultimi i professionisti di cui agli elenchi nazionali stabiliti con D.M. 244 del 20 maggio 2019.  

In questo quadro ci si propone di riflettere su come siano regolate le competenze degli attori del processo, sia con riferimento alla fase del progetto che dell'esecuzione dell'intervento, mettendo in evidenzia gli aspetti ritenuti più rilevanti ai fini del raggiungimento di un adeguato livello di qualità del percorso progettuale e degli esiti.

Con specifico riferimento ai beni assoggettati a tutela, il Codice dei Beni Culturali prevede che gli interventi siano affidati, fatte salve le competenze delle professioni già regolamentate, come quella dell'architetto, la cui presenza è indispensabile per interventi sull'edilizia vincolata, ad archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di Beni Culturali e relativi collaboratori, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologie applicate ai beni culturali e storici dell'arte, in possesso di adeguate formazione ed esperienza professionale.

Inoltre lo stesso Codice prevede che gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici siano eseguiti in via esclusiva dai restauratori di Beni Culturali sia in ambito privato che pubblico, indicati in apposito elenco e distinti per tipologia di materiale/tipologia di specializzazione.

Il Regolamento sugli appalti pubblici di lavori riguardanti i beni culturali tutelati prevede inoltre che la figura del restauratore debba essere obbligatoriamente coinvolta non solo nei casi di superfici decorate ma anche per materiali storicizzati”, sostanzialmente la totalità della materia degli edifici del passato. Questa disposizione va letta insieme all'obbligo del possesso della categoria SOA per interventi pubblici al di sopra dei 150.000 , che qualifica le Imprese di restauro dei Beni Culturali, con riferimento alla settore opere generali (categoria OG 2 Restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela) e al settore opere specializzate (categoria OS 2-A Superfici decorate di beni immobili del patrimonio culturale e beni culturali mobili di interesse storico, artistico, archeologico ed etnoantropologico).

Nella Giornata di Studi è stata portata all'attenzione la questione relativa alla progressiva perdita delle conoscenze costruttive tradizionali, legate al cosiddetto “saper fare”, a fronte di un inesorabile impoverimento della capacità delle imprese edili di intervenire sul costruito storico, che non sempre i professionisti sono in grado di contrastare. L'impatto di tale situazione si osserva soprattutto nel caso di edifici privati non assoggettati a tutela, ma comunque di carattere storico e di interesse documentale, nei casi di edifici privati assoggettati al Codice ma privi di apparati decorativi tali da determinare l'obbligatorietà della figura del restauratore di Beni Culturali e nei casi di edifici pubblici per interventi sotto soglia tali da non richiedere il possesso della SOA. Per contrastare tale tendenza negativa per le finalità di conservazione nella Giornata di Studi del 2 dicembre 2021 è stata condivisa la convinzione che occorra fare tesoro delle esperienze artigianali ancora disponibili, rilanciandone il recupero e la valorizzazione, cercando di ristabilire la linea di continuità con il passato sfaldata o interrotta. A queste pratiche vanno attribuiti anche valori immateriali, da intendere come imprescindibili per il raggiungimento di un “qualità superiore” dell'intervento, in quanto ogni prodotto costruito è il risultato tangibile di un saper fare, che tenga conto della trasmissione orale delle competenze, dei materiali locali, delle condizioni endemiche di clima, suolo e territorio.  Tra patrimoni immateriali e materiali esiste un legame forte e preservarlo è un obiettivo strategico per valorizzare la cultura materiale legata alla tradizione, che dovrebbe essere oggetto di formazione e insegnamento da praticare in modo strutturato, sia in ambito universitario che per iniziativa degli Ordini Professionali e delle Associazioni di Categoria. Paradossalmente ad oggi, rispetto al passato più o meno recente, in cui si è registrato un rapido abbandono delle tecniche e materiali della tradizione a favore dell'industrializzazione, tale visione assume una valenza innovativa, proprio perché determinerebbe un'inversione di tendenza.

Oltre a queste tematiche, assume un crescente rilievo il tema della regolamentazione della filiera dei prodotti e dei nuovi materiali green, con riferimento all'impatto dei processi del cantiere, all'utilizzo di energia da fonti rinnovabili, alle modalità di efficientamento delle costruzioni storiche, e al relativo contributo sull'intero stock edilizio in termini di fabbisogni energetici e riduzione delle emissioni di gas nocivi per l'ambiente, tenendo conto degli effetti dei cambiamenti climatici.

Un contributo al raggiungimento di obiettivi di qualità è dato dalla pratica di progettazione partecipata, o in seguito ad iniziative dal basso, come previsto dalla Convenzione di Faro. In questi casi, che risulterebbe utile censire, gli aspetti materiali ed immateriali risultano fortemente interconnessi, in quanto legano il tessuto sociale al contesto costruito.

Il tema potrà essere così sviluppato:

- il processo di conservazione e restauro come esito coordinato di competenze di diverse discipline, competenze e attori, afferenti anche a diversi percorsi formativi e ambiti normativi, in cui si è sviluppata e concretizzata una proficua collaborazione;

- il processo di conservazione e restauro come esito coordinato di più fasi a diversa scala operativa, comprendendo le analisi preliminari per la conoscenza, la diagnostica, la prevenzione, la progettazione, l’esecuzione, la documentazione degli interventi effettuati, fino al collaudo, ai piani di manutenzione e al monitoraggio degli esiti nel tempo;

- le esperienze in cui è stato possibile attivare un coinvolgimento diretto del mondo delle imprese artigiane, utilizzando tecniche e materiali tradizionali, evidenziandone i caratteri di qualità riconoscibili nell'esito dell'intervento;

- le esperienze di formazione relativa alle tecniche e alle competenze artigiane, promosse dall'Università, dagli Ordini Professionali, da Enti Pubblici e Associazioni di Categoria;

- le nuove sfide ecologiche imposte al progetto di conservazione e restauro del patrimonio costruito,  per cui occorre contenere le risorse e ridurre gli impatti sull’ambiente, anche mediante l'innovazione tecnologica e lo sviluppo di accorte politiche, come la regolamentazione della filiera dei nuovi materiali evergreen, la gestione dell'inquinamento dei processi del cantiere, l'utilizzo di energie da fonti rinnovabili, l'efficientamento energetico (compatibile con la tutela) delle costruzioni storiche, tenendo necessariamente conto degli effetti dei cambiamenti climatici;

- il ruolo dell’intervento di restauro e conservazione nella società attuale e in quella del futuro, specie in relazione ai nuovi paradigmi di inclusività e accessibilità, considerando il cambio di relazione tra bene patrimoniale e comunità (Convenzione di Faro), nonché il coinvolgimento di quest’ultima come soggetto essenziale competente nella formulazione del progetto, con riferimento ad aspetti che vanno al di là dell’intervento fisico sull’oggetto;

- la pratica di progettazione partecipata, o di iniziative che partono dal basso, come fattore che consenta il raggiungimento di obiettivi di qualità dell'intervento e che favorisca i processi di valorizzazione del senso di identità legato a edifici e luoghi;

- l'analisi delle relazioni che intercorrono tra l'innovazione dei processi e la permanenza di molte procedure amministrative, nell'ottica di una modificazione di molte di esse in vista della loro digitalizzazione

Per questa edizione viene richiesto agli autori di inviare il contributo nella sua versione definitiva (saltando pertanto la fase di sottomissione del solo abstract) entro e non oltre il termine del 20 aprile 2022 2 maggio 2022

Come di consueto gli articoli verranno valutati a seguito di una peer-review a seguito della quale il comitato redazionale si riserva di chiedere agli autori di apportare le modifiche/integrazioni eventualmente suggerite dai referee.

I testi di lunghezza complessiva massima pari a 12 pagine formato personalizzato (17x24 cm) dovranno essere redatti secondo le norme editoriali  presenti sul sito www.scienzaebeniculturali.it nel settore Convegno 2022 – modalità stesura.